lunedì 15 giugno 2009

Parco delle Quirimbas 2



Ho scritto un lungo post sul giro che abbiamo fatto e l'ho cancellato. Non è coerente col blog.
Il parco invece sì.

Il giro che abbiamo fatto ha mostrato potenzialità enormi dal punto di vista turistico e ambientale.
Venticinque anni di guerra sono stati orribili ma, in compenso, hanno tenuto lontano uno sfruttamento intensivo dei territori.
Intendiamoci, lungo la costa la foresta è nuova, gli alberi hanno più o meno una ventina d'anni, segno che lo sfruttamento agricolo, basato sul brucia, coltiva, abbandona è passato anche da lì, ma laforesta si riprende anche i terreni impoveriti, se la si lascia lavorare.
Gli animali ci sono, leopardi, elefanti, iene e leoni hanno contatti con la popolazione, non sempre positivi, scatenando un bracconaggio che minaccia seriamente la loro sopravvivenza.
Solo alcuni operatori, i più avveduti, stanno coinvolgendo i locali nella salvaguardia della fauna. Ci vorranno anni per creare i parchi modello sudafricano, che con il loro flusso di turisti, porterà a pioggia un po' di ricchezza ai locali, e sperare che questi attendano in attesa di una ricchezza futura è illusione. La manciata di dollari che le zanne e le pelli, vendute nonostante i divieti internazionali ai trafficanti asiatici, è fonte di sussistenza immediata e, come già detto, l'africano mediamente ha un orizzonte temporale limitato.
Coinvolgerli nella salvaguardia e pagarli per questo è l'unica alternativa di successo da proporgli.

E funziona molto bene. Quelli che vedete su sono una minima parte dei lacci usati dsai bracconieri sequestrati nell'ultimo anno in una piccola parte del parco presidiata da un sudafricano che ha assoldato un esercito di quaranta ex bracconieri per tenere aperte 100 km di strade (provate voi in una foresta tropicale :-) ) e per ripulire la foresta dalle trappole.
Sembra impossibile ma qualcosa si muove e ciò è bello.

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