Nome Progetto: Janela de Esperança
Partner Locale: Cooperativa Bela Baja
Responsabile Locale: Silasi Muageja
Località: Pemba (quartiere Alto Gingone)
Beneficiari: 11 bambini/ragazzi compresi tra gli 11 e i 16 anni
Attività Supportate: Istruzione, introduzione alla lavorazione del legno arte Makonde
Soci Coinvolti: Giorgio, Marco
Inizio Collaborazione: 2008
Quando si interviene bisogna pensare al dopo.
Voglio dire, se vogliamo veramente cambiare una cultura, non basta curare un problema. Occorre pensare ad un insieme cibernetico ove, ad ogni input corrisponde un output.
Se ci si occupa solo dell'istruzione, il pericolo è che le necessità portino comunque il bambino ad intraprendere strade che allontanano dal nostro concetto di sviluppo.
A proposito, poche illusioni, se si decide di intervenire è perché si ritiene che una situazione sia sbagliata o inadatta. Che ci piaccia o meno, dovremo cambiare qualcosa, perché qualcosa cambi. Illudersi di lasciare tutto com'era è mera fantasia. Come farlo, è tutto un altro discorso.
Come scrissi, le donne soprattutto in Africa, hanno una marcia in più, Silasi è l'eccezione.
L'occhio è intelligente, non ha gli aloni gialli tipico segnale dell'alcol, è appassionato, ha adottato due bambini che cresce insieme ai suoi figli. Inoltre è il più giovane responsabile di una cooperativa di intagliatori di legno, è istruito. E si vede.
Per la prima volta un locale ci ha esposto un business plan.
Obiettivi, mezzi necessari, programma, costi (ritagliando anche la sua parte, come è giusto che sia, visto il suo coinvolgimento) e l'ha portato scritto, con una calligrafia ed un ordine che io gli invidio molto.
Prima di parlare del progetto, è meglio spiegare un po' sul cos'è l'arte makonde.
Intanto bisogna sapere che i Makonde sono una tribù mozambicana e non una tribù qualsiasi ma una tribù guerriera. Fieri, affidabili, hanno dato il via alla rivolta che ha portato alla decolonizzazione del Mozambico e, caso unico nel nord, sono cristiani in una terra che è principalmente islamica. Nemici storici dei Masai che venivano dal nord, li stimavano a tal punto come nemici che alle porte delle capanne mettevano due statue raffiguranti il guerriero Masai e la donna Masai per proteggere l'abitazione (cristiani sì, ma con qualche contaminazione ;-) )
Oltre che per la ferocia nei combattimenti, i Makonde sono conosciuti per aver sviluppato uno stile nella lavorazione del legno, in particolare l'ebano (sigh) estremamente riconoscibile e raffinato, considerato una delle forme d'arte più eleganti dell'Africa subsahariana.
Torniamo al progetto.
Visto lo sviluppo turistico, il mercato dei souvenirs incomincia ad essere economicamente rilevante. Come dice Silasi "l'arte Makonde mi ha tolto dalla povertà" e come lui, chi ha talento in questo campo, se la passa sicuramente meglio della media. Da qui l'idea di scegliere dei ragazzini che avessero mostrato una particolare attitudine, garantire loro la frequentazione della scuola (che non è come dirlo), garantirgli un pasto a mezzogiorno e poi, al pomeriggio, imparare l'arte dell'intaglio.
La cooperativa poi espone le opere dei bambini il cui ricavato della vendita va in parte al bambino e in parte in un fondo che finanzia l'anno successivo (legno, cibo, strumenti, quaderni, penne. Purtroppo, o per fortuna, si consumano). Finito l'apprendistato, il ragazzo può, se ha talento e se è accettato, entrare nella cooperativa e mantenersi da solo su standard invidiabili per la zona.
La speranza è che la nostra presenza diventi sempre meno necessaria e si arrivi ad un punto in cui la scuola si autosostenga. Se riusciremo in questo, forse avremo finalmente portato un piccolo cambiamento.
Piccola digressione sulle "famiglie".
La famiglia è una forma scultorea tipica dell'arte Makonde. Questa è costituita dalla traforazione di un tronco d'ebano (esistono anche forme più semplici, ma questa è la tradizionale) dal quale si ricavano le figure che compongono la struttura familiare allargata. Una sull'alltra in un intreccio che indica gli antenati, la madre, i fratelli, gli zii, i cugini. Ciascuno con qualcosa che lo caratterizza, in modo che sia riconoscibile.
A parte la bellezza del lavoro, e questo dipende molto dall'intagliatore, la famiglia è un intreccio di vite unite e immortalate nel legno, dove ognuno è singolo e riconoscibile ma dove tutti compongono uno schema superiore. Se togli una figura dalla Famiglia, tutta la composizione crolla.
A me piace pensare a Muindi come una Famiglia ove ciascuno è un seme che segue il suo sorriso ma dove tutti concorrono ad un ideale comune.
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