giovedì 22 gennaio 2009

ilha de mozambique

Ok, meno romanticismi.

Ilha de mozambique. Merita il viaggio.
E' la vecchia capitale del paese.
Caduta in disgrazia dopo la decolonizzazione, oggi rinasce grazie al turismo.
Arrivarci via terra è facile, qualche ora di jeeps (s non casuale, sempre almeno 2 macchine in Africa. Gli autogrill e le colonnine sos non sono contemplate) e si arriva ad un ponte ad una corsia. Niente di grave, è l'unico accesso all'isola (Ilha).
Diventa più grave se si considera che il ponte è lungo 3 chilometri e che le macchine devono viaggiare sincronizzate per poter giungere alle piattaforme poste ad intervalli regolari che consentono di accostare e far passare chi viene nel senso contrario. Se ci si sbaglia, sono ore di sceneggiate degne della commedia napoletana dei bei tempi.
Se la guardia che da il segnale per la partenza ha visto giusto, se avete viaggiato alla velocità giusta e se vi hanno lasciato passare arrivate al casello, pagate la tassa d'ingresso ed imboccate l'unica via che porta alla parte bianca dell'isola. A destra e a sinistra c'è il mondo.
Vediamo di capire cos'è successo nell'isola. La strada si è col tempo trasformata in una sopraelevata perché l'isola è fatta a due piani: non potendo trasportare dalla terraferma i materiali, ai lati della strada si è scavata la pietra calcarea (ex coralli, probabilmente) per fare i mattoni delle case dei bianchi colonizzatori. Scava scava, si sono passati i tre metri e in quello spazio è nata la parte nera dell'isola, il villagio è nell'interrato e sopra la strada che arriva alla parte portoghese.
Lì ci sono palazzi splendidi, diroccati ed occupati da decenni. L'incuria tipica dei locali non ne cancella la magnificenza, l'isola doveva essere stupenda se eri bianco ed armato.
Lì trovare alberghetti deliziosi è uno scherzo, qualcuno gestito da italiani e spesso con cuochi che non sfigurerebbero in qualunque metropoli.
Eppure i palazzi non sono moltissimi, manca della materia.

La materia la trovate andando un po' più avanti, non potete non vederla: Fortaleza Sao Sebastiao è tosta, imponente, c'è mezza isola nelle sue mura. Attraversate i bastioni, la piazza d'armi, visitate gli spalti, le cisterne d'acqua. Vedrete anche la cappella di Nossa senhora de baluarte, considerata il più antico edificio dell'africa equatoriale ove è seppellito il primo vescovo del giappone (eh sì, i portoghesi e con loro i gesuiti, per andare in Giappone, facevano scalo in Mozambico, il che potrebbe spiegare perché coltello in Mozambico si dice katana).

Poi vedrete due cose che fanno rizzare i capelli in testa.
Una è una fossa profonda 3 - 4 metri e lunga una decina. Digressione storica: i portoghesi, presero il posto degli arabi intorno al 1500 ma le acque erano infestate dai pirati, islamici e non.
La pirateria non era vista benissimo e le cacce ai briganti si svolgevano con regolare frequenza. Non che i pirati fossero degli stinchi di santo ma se li prendevano vivi, li gettavano nella fossa. Pioggia, sole (due anni fa si toccarono i 56 gradi), poco cibo e sofraffollamento provvedevano a trasformare quegli uomini in relitti umani, bestie che si scannavano per i rifiuti che i soldati gli lanciavano. Chi sopravviveva, veniva estratto dopo un 6 - 12 mesi quando veniva un giudice dal portogallo, giudicato pro forma, portato dietro la fortezza, fucilato in una specie di teatrino, antico surrogato della televisione e da lì gettato in mare che anche gli squali devono campare. Amen.

La seconda cosa è la foto d'apertura: quello che si vede sul fondo è ciò che resta di un pontile ove con l'alta marea attraccavano le navi. Su quel pontile sono passati migliaia di schiavi.
Ehhh già, ecco svelato l'arcano: Ilha de Mozambique era una stazione isolata ove si concentrava la manodopera gratuita dell'impero portoghese. Commercianti di schiavi arabi e bantù, sì, la schiavitù era normale tra neri, portavano la loro merce e, quando non venivano caricati anche loro sulle navi, ricevevano come compenso le perle d'africa: perle di vetro, oggi ricercati souvenir, erano la moneta di scambio. Vetro contro vite, da un'idea del valore.

No, decisamente l'Africa non è un paese di compromesso. Bellezza, violenza, eleganza, ferocia sono state e sono a tuttoggi senza mezze misure. Bisogna tenerselo sempre in testa, quando si parla di quella terra.

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