sabato 17 gennaio 2009

Perché il Mozambico?

Per caso. O quasi.

Girando per l'Africa mi venne voglia di applicare quello che avevo imparato al master (o che avrei dovuto) in un progetto no profit.
L'idea del camper/sala operatoria non era mia ma di un medico che conosco da anni. L'idea c'era, ma dove farlo? Voglio dire, l'Africa è grande, molto grande. E con tante problematiche diverse. Spesso si ripetono, ma per essere più efficace è meglio circoscrivere l'area e studiarne i bisogni.
E allora ho viaggiato. Sud Africa, Zambia, Botswana, Namibia. Per piacere, lo ammetto ma mentre ascoltavo i leoni e toccavo i cieli, parlavo con i direttori dei campi dove ero applicando il concetto di chiedere e lasciar parlare.
Sei su sei indicarono il Mozambico. Ottimo segno.
In effetti era il paese ideale: strutturato, povero a sufficienza per poter fare molto con poco ma abbastanza evoluto da non rischiare di veder cancellato tutto in una notte.

Incominciai a prendere informazioni sulla sala operatoria viaggiante e un aiuto insperato arrivò da un'Amica che mi introdusse ai militari, dopo tutto chi meglio di loro? Però, se sono bravissimi a montare in poche ore un ospedale, loro hanno il vantaggio che gli si chiede efficacia e non efficienza. Per loro i soldi non sono un problema, per me sì.
Parlando con un generale medico oculista, venne fuori che lui aveva fatto, tra le tante, una missione in un paese africano. Un paese bellissimo dove sarebbe voluto tornare immediatamente. Il paese? Beh, facile, il Mozambico.
Lui mi indirizzò a Sant'Egidio.

Cos'è? è un miracolo italiano. Un'associazione di matrice cattolica straordinaria, nata dai quartieri di Roma pochi decenni fa e oggi opera a livello mondiale. Grazie a loro è terminata una delle guerre civili più sanguinose d'Africa. La pace siglata a Roma tra le Fazioni della Renamo e Frelimo è merito loro. Chi sono Frelimo e Renamo? Facile i due partiti del Mozambico.
Solo perché non voglio entrare nelle grosse organizzazioni se no, proverei con S. Egidio.
L'inizio non fu incoraggiante, molta diffidenza, poi un filo diretto grazie ad un conoscente e l'incontro con Mario Marazziti. Ma Mario merita un post tutto per lui.

A questo punto entra in scena un Amico. Si chiama Alessandro. Parlai con lui una sera, mi ascoltò e non disse nulla. Quando gli dissi dei militari allora esclamò: "ma allora fai sul serio, bene, la cosa m'interessa, posso partecipare?". Oggi è il presidente di Semi di sorriso.
Alessandro porta Francesco e Francesco porta Matteo che sta facendo un'impresa in un paese africano. Quale? Ma via, è evidente, il Mozambico.

Troppe coincidenze. Il Mozambico chiamava come una sirena e noi ci siamo fatti stregare dal suo canto. Ancora oggi ne siamo ammaliati.

Alessandro, Francesco e Matteo. Con loro è iniziato tutto. E va avanti.

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