lunedì 19 gennaio 2009

Pemba, questa sconosciuta


O meglio ex sconosciuta.

Cinque anni fa era meta per turisti fuori dagli schemi, oggi le Quirimbas, isole di una bellezza struggente, ne fanno il posto ideale per chi vuol fare vacanze "laguna blu's style" ma con tutti i confort dei cinque stelle.

Se cercate Pemba in rete, quasi sicuramente finite su un'isola in Tanzania. Se usate Google earth e come chiave usate Pemba, Mozambico vi spedisce in un paesino nel centro del paese. Che volete, non hanno fantasia coi nomi da quelle parti.
Per trovarla mettete Porto Amelia, vecchio nome della città prima della decolonizzazione. Forse a Google ci sono dei nostalgici.

Se avete perseverato e ci siete arrivati allora, Signore e Signori, vi presento la terza baia più grande del mondo, da un anno patrimonio dell'umanità e tutelata dall'Unesco.
La città si sviluppa sulla penisola in basso. la stima è di circa centocinquantamila persone, l'anagrafe è letteralmente un optional, nel senso che se vuoi, a diciotto anni vai e ti registri se no, non è importante.
Se escludiamo le costruzioni coloniali portoghesi e dei casermoni in cemento del periodo socialista (il Mozambico ha ancora il kalashnikov sulla bandiera) la popolazione vive in capanne di fango e pietre. Con la corrente, ma sempre capanne di fango sono. Le latrine sono poche e sicuramente non le trovi nei quartieri più poveri e popolosi che, per inciso, sono anche quelli posizionati nei punti più belli della città, il che, visti i piani di sviluppo turistici, non fa presagire niente di buono per la popolazione. Poveri Vs ruspe. Mi sa che vincono le seconde.
La mancanza di latrine provoca, nella stagione delle piogge, fiorenti epidemie di colera che unite alla malaria, alla lebbra e all'aids contribuiscono ad un'efficace selezione naturale.
L'aids merita un capitolo a sé. La campagna di prevenzione c'è, e martellante. La distribuzione dei preservativi è gratuita e ad ogni angolo il red ribbon è presente a ricordare il silenzioso nemico. Di contro c'è che alcuni riti iniziatori come la circoincisione maschile di gruppo o i quelli della maturità femminile prevedono scambi di sangue e altro. Se a questo aggiungete una promiscuità sessuale da far impallidire Rocco Siffredi, potrete facilmente capire perché la stima è di un 33% della popolazione infettata. Uno su tre non è male, non raggiunge lo Swaziland ma si difende.
Fatta una foto della situazione adesso vediamo la tendenza: migliora. A parte l'Aids, le altre malattie sono in regresso. La malaria la fa da padrona ma i farmaci riescono a limitare il danno, le prime opere pubbliche riescono a limitare il colera, e la lebbra, almeno in città, è curabile con ottimi risultati.
La resistenza intrinseca della popolazione che, per cultura, nasconde il male invece che curarlo, piano piano sta cambiando e all'ospedale o alle onlus operanti in loco vanno sempre più persone.
Un benessere portato dal turismo sta facendo fiorire piccole imprese locali con caduta a pioggia di benefici economici sulla popolazione.
Se dicessi che a Pemba è dura vivere, francamente mentirei. Pemba cresce. Come ancora non si sà, ma cresce. Cellulari, autovetture, computer. Ancora oggi contrastano con le strade in terra o le case in fango. Ma sempre meno. Le strade iniziano ad asfaltarsi, le case iniziano ad essere in muratura. Pemba inizia ad assumere la forma di una città con standard quasi europei. Ma con davanti le spiagge tropicali e il mare africano e dietro una terra mozzafiato. Il che aiuta.

Non importa cosa hai fatto nella giornata, il tramonto su quella baia ti ripaga di tutto.

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