Incominciamo a parlare di filosofia.
Voglio dire, di onlus ce ne sono anche troppe. Coprono (o copriamo) i bisogni a macchia di leopardo senza un coordinamento col rischio che spesso si lascia scoperta una necessità e che a volte due in contemporanea facciano la stessa cosa a cinquanta metri l'una dall'altra.
Meglio chiarire un concetto: la nostra organizzazione è venuta dopo, i primi tre anni i soci fondatori mettevano personalmente mano al portafoglio e senza agevolazione o sgravi, davano del proprio. Non è neanche il vantaggio fiscale, che comunque è importante, la ragione dei Semi di sorriso.
La vera ragione è che per operare legalmente, con un minimo di credibilità, occorreva una forma giuridica riconosciuta e la onlus per questo fine, va benissimo.
Altro punto che mi piace sottolineare è che, nonostante ci siano molte persone che ci indirizzano il loro contributo tramite la dichiarazione delle tasse (e di quanto si riesca a fare con questi contributi ne parleremo dopo), Semi di Sorriso preferisce lavorare a “progetti chiusi” ossia progetti che abbiano un piano, degli obiettivi possibilmente misurabili e solo in un secondo momento si ricercano i finanziatori/contributori.
Questo modo di operare permette di sottoporre a conoscenti, amici o anche semplicemente persone con cui entriamo in contatto e che vogliono partecipare, di sapere a priori quale sarà l'impegno economico o di tempo che dovranno mettere.
L'impegno dell'associazione è di dare logistica, informazioni e, se dovesse sopravvenire un impedimento, sostituirsi al benefattore fino a quando non si trova chi lo sostituisca in pianta stabile.
Altro impegno di Semi di Sorriso è di selezionare i progetti, cosa non banale da quelle parti. Perché di cose da fare ce ne sono tante, ma di persone affidabili secondo i nostri standard un po' meno.
In effetti uno dei grossi problemi ad operare in Africa è proprio il diverso peso che alcuni fattori hanno nella nostra cultura e nella loro. Il tempo, L'impegno, la relatività delle cose. Chi non capisce questo avrà grossi problemi in Africa, grandi frustrazioni e forti dolori di fegato.
Un esempio per tutti: il tempo.
I locali hanno come noi il concetto di tempo ma una differenza fondamentale è la visione temporale di sé stessi. Noi riusciamo a pensare a noi tra un anno, loro, mediamente, no. E questo, se uno prevede investimenti che porteranno benefici tra uno o due anni è un problema di non poco conto. Perché preferiranno sempre il piccolo beneficio immediato piuttosto che aspettarne uno più grosso.
L'arco temporale maschile è di circa 3 mesi (casualmente il raccolto). Chi, anche in questo caso, ha una marcia in più sono le donne. Loro a due – tre anni ci arrivano (casualmente, il fuori pericolo di un bambino). Con loro si possono fare progetti di più ampio respiro, senza contare che mediamente non bevono (l'alcol è un problema in Africa) e che, vista la bassa considerazione sociale di cui godono, quando vengono responsabilizzate, ne fanno un punto d'orgoglio personale arrivare al risultato. Lavorare con le donne è molto più immediato per la nostra forma mentis europea.
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